Comunità psicoterapeutica - Maieusis

Il nostro Modello

 

La Comunità Maieusis attua una terapia residenziale e semiresidenziale a favore di persone con difficoltà di relazione e di autonomia, offrendo loro uno spazio terapeutico, fuori dall'ambiente familiare, per elaborare i motivi del proprio disagio e avviare una riprogettazione della propria esistenza.

L’Azienda è una cooperativa sociale che gestisce una Residenza terapeutica (S.T.R.e) accreditata per 18 posti e un Centro Diurno psichiatrico, accreditato per 29 posti.

L’Utenza è costituita da giovani (18 - 32 anni) di ambo i sessi, con disturbi di personalità o psicotici o con doppia diagnosi, purché suscettibili di consistenti miglioramenti. La Maieusis non prende in cura portatori di gravi ritardi mentali, perché il suo intervento è essenzialmente psicoterapico.  

Il Modello. La Maieusis, che ha un’esperienza terapeutica di vari decenni, ha costruito negli anni un proprio e originale metodo di lavoro, dove i principi propri di ogni psicoterapia del profondo (il setting, il contratto, l’interpretazione, etc.) sono applicati alla Comunità intera, trattandosi di una terapia di comunità, piuttosto che in comunità. 

Il Modello contempla un Percorso Terapeutico articolato in 4 fasi:

  1. Programma di Inserimento,  per maturare la fiducia e la motivazione alla terapia.
  2. Programma Residenziale, che dura circa 12 mesi, attua una terapia intensiva (assistenziale, farmacologica, psicoterapica e riabilitativa), per una presa in carico dell’assistito nella fase attiva della malattia. 
  3. Programma Semiresidenziale, che dura 2 – 3 anni, è finalizzato allo sviluppo delle capacità di autonomia, fuori dallo spazio protetto della CT.
  4. Programma di Dimissione è finalizzata ad attuare una buona separazione e reinse-rimento sociale.

 

  1. Programma di Inserimento

Qualsiasi relazione terapeutica può nascere e sviluppare solo nel rispetto della volontà del paziente. Poiché questi spesso nega la malattia e perciò anche il bisogno di cura, la Comunità prevede un Programma di Inserimento consistente in:

Colloqui preliminariDopo la prima visita con il paziente, se vi è una sua disponibilità a “provare”, iniziano i colloqui, individuali e familiari, finalizzati a:

  • informare il paziente e i suoi familiari, circa il lavoro che si svolge in Comunità;
  • aiutarlo a riconoscere un qualche disagio psichico e a maturare la motivazione alla terapia;
  • sostenere il processo di separazione da casa;
  • creare un rapporto di fiducia con l'operatore che lo seguirà;
  • individuare alcuni obiettivi terapeutici;
  • conoscere e farsi conoscere dai compagni;
  • fargli sperimentare l'ambiente comunitario e i suoi programmi.

Patto terapeutico. Il candidato firma un patto terapeutico (che potrà rimettere in discussione) in cui:

  • chiede di partecipare al programma comunitario;
  • si impegna a essere sincero e onesto, nella relazione con gli operatori e i compagni;
  • si impegna a rispettare le regole della Comunità e a partecipare a tutte le attività di programma;
  • chiede di essere aiutato a raggiungere alcuni obiettivi terapeutici, individuati durante i colloqui.

Anche i familiari firmano un patto terapeutico in cui si impegnano a collaborare, a non allearsi con le resistenze dell’assistito, svalutando o criticando la terapia, offrendogli vie di fuga o terapie alternative o richiamandolo in casa, nei momenti di difficoltà. Nei periodi di crisi, sono previsti incontri di verifica della volontà delle parti coinvolte nel contratto: l'assistito, i familiari, la Comunità e il Servizio inviante.

 

  1. Programma Residenziale

Il Programma Residenziale  dura 12 - 18 mesi e ha i seguenti obiettivi terapeutici:

  1. superare le angosce di separazione da casa, riuscire a rispettare le regole della vita comunitaria e a partecipare a tutte le attività di programma;
  2. sviluppare una relazione di fiducia e di dipendenza positiva con i suoi operatori di riferimento, imparare a rispettarla e a recuperarla quando viene offesa; 
  3. imparare a riconoscere e a condividere emozioni e vissuti, legittimandosi la possibilità di esprimere i propri bisogni affettivi internamente osteggiati;
  4. ricordare, ricostruire e reinterpretare la propria storia di vita.

La fase residenziale prevede un lavoro integrato, riguardante:

  1. Il Setting
  2. L’Assistenza terapeutica
  3. La Riabilitazione
  4. La Psicoterapia
  5. L’Assistenza psichiatrica

a.  Il Setting. La Residenza non è un luogo di mera assistenza o di intrattenimento, ma è un grande setting terapeutico, che ha le seguenti finalità:

  • prendere in carico il paziente, con le sue difficoltà di relazione e di autonomia, separandolo dal suo ambiente familiare, spesso inconsapevolmente patogeno;
  • osservare, contenere e rispecchiare le problematiche che egli porta nella vita quotidiana, non solo con le parole, ma anche con i comportamenti, giacché spesso non è in grado di verbalizzare il suo disagio;
  • aiutare gli assistiti a riconoscere i comportamentali distruttivi e a trovare uno stile di vita più sano.

Il Setting contempla una griglia di attività (luoghi, orari, regole, metodi di lavoro), che aiutano gli assistiti ad auto-disciplinarsi, a strutturare in modo più sano il tempo, a contenere la distruttività e l'angoscia del vuoto, che caratterizzano la patologia psichica. Inoltre consente l’Osservazione delle complesse variabili della vita comunitaria.  

La Maieusis, da molti anni, ha creato e perfezionato un Sistema di Osservazione che, tramite indicatori e registri, rileva la partecipazione degli assistiti a tutte le attività di programma. Ogni sera, l’operatore svolge con i suoi assistiti una riunione che ha una funzione di rispecchiamento e confronto, circa limiti e capacità, emozioni e motivazioni.

La Giornata Tipo  è così strutturata:

  • ore  8.00  -  9.00:     cura personale e della propria stanza
  • ore  9.00 -   9,30:     pausa colazione
  • ore   9,30 - 11.00:    autogestione della casa
  • ore 11,00 - 13.00:    gruppi di discussione o colloqui (individuali e familiari)
  • ore 13.00 - 14.00:    pausa pranzo
  • ore 14.00 - 16.30:    spazio autogestito o piccoli gruppi terapeutici
  • ore 16.30 - 18.30:    gruppi allargati, espressivi o terapeutici
  • ore 18.30 - 19.30:    pausa cena
  • ore 19.30 - 20.00:    riunione di bilancio
  • ore  20.00 - 22.30:    televisione e preparazione notte

b.  L’Assistenza Terapeutica.  Il lavoro di assistenza o maternage serve ad accogliere l’assistito con le sue difficoltà di relazione e di autonomia, per dargli la possibilità di sperimentare una regressione terapeutica o benigna (piuttosto che psicotica o maligna) e abbandonare la difesa di un falso IO pseudo-adulto, per ricontattare un IO regredito ma più autentico. 

A tale scopo la CT è divisa in 3 Squadre a dimensione familiare, affidati a 3 Piccole Equipe di 4 operatori ciascuno; all’interno di esse 2 Operatori di Riferimento curano il progetto terapeutico di 3 assistiti, proponendo relazioni intime, protette, continuative e non impersonali. Poiché ogni momento della vita comunitaria può avere rilevanza terapeutica, essi hanno svolto una analisi personale o un lungo tirocinio in Comunità per essere in grado di comprendere il linguaggio dell’inconscio con cui spesso si esprimono, di accompagnarli nel percorso terapeutico, difendendoli dalla loro distruttività.  

La Piccola Equipe dà continuità terapeutica nelle ore diurne (ore 8,30 – 20,30), per una presa in carico dell’assistito; in particolare:

  • si prende cura di lui: della sua persona e delle sue cose;
  • lo aiuta a partecipare alle attività di programma, a rispettare i confini del setting, ad affidarsi ai suoi operatori e a chiedere aiuto se in difficoltà;
  • risponde alle sue domande, spesso negate ma agite, aiutandolo a riconoscere i suoi bisogni affettivi;
  • recupera la fiducia dopo i tradimenti al rapporto;
  • lotta al suo fianco per aiutarlo ad affrontare la realtà e la perdita delle Illusioni primarie (Simbiotiche, Autarchiche, Egocentriche, Perfezionistiche, Onnipotenti, Edipiche, di Superiorità, ecc.). 

L'assistito, preda di un’auto-distruttività, da cui si difende arroccandosi nella passività e nell’isolamento, può trovare gradualmente il coraggio di affidarsi ai suoi operatori, sfidare i Persecutori interni (Rifiutanti, Criticanti, Disprezzanti, Svalutanti, Rimproveranti), difendere i propri Diritti Negati (diritto all'Esistenza, al Bisogno, al Rispetto, al Sostegno, all’Autonomia).

c.  La Riabilitazione. Le attività riabilitative costituiscono per gli assistiti una opportunità per fare, esprimersi e confrontarsi con operatori e compagni, per comunicare il proprio disagio, talvolta agito e negato, per modificare il proprio stile di vita spesso fallimentare; per gli operatori tali attività sono un modo per osservare, comprendere e rispondere alle problematiche portate dai loro assistiti.

L'Assemblea è una riunione settimanale strutturata sul principio di realtà, dove si dibattono e si concordano, secondo un ordine del giorno, spazi, compiti, orari, iniziative e regole, le quali ricalcano sostanzialmente le regole della vita. Mediando i diritti con i doveri, l’assistito è sollecitato a superare il proprio egocentrismo, creando le basi per un suo futuro reinserimento sociale.

L’Autogestione. Le attività di autogestione (cura personale e cura della casa), sono finalizzate all’acquisizione di una autonomia primaria ma servono anche per sentirsi parte attiva nella gestione della Comunità e per riconoscersi un valore. In questa fase, proporre agli assistiti lavori esterni, significherebbe esporli a pericolose ricadute.

I Gruppi di discussione, su temi di attualità o riguardanti il disagio giovanile, servono agli assistiti per apprendere parole e concetti relativi alla realtà sociale, spesso totalmente ignorata. 

I Gruppi espressivi (Scrittura, Pittura, Movimento), che utilizzano canali di comunicazione non verbali, servono a facilitare l’espressione degli assistiti. Sono condotti da persone con competenze specifiche, coadiuvati dagli operatori, che incoraggiano i propri affidati a manifestarsi.

Le Riunioni serali. L’operatore, a conclusione della giornata di lavoro, compila, con il suo gruppo di assistiti, il Registro, dove viene osservata, tramite punteggi, la qualità della partecipazione degli assistiti a tutte le attività, ciò che serve a rispecchiare e valorizzare il lavoro degli assistiti.

Attività ricreative:  pallavolo il sabato; gite o partecipazione a spettacoli, la domenica.

Sono previsti spazi di autonomia, se l'equipe terapeutica li consiglia, per mantenere contatti e capacità sociali (uscite con familiari, parenti o amici). 

d.  La Psicoterapia. Le attività riabilitative sono accompagnate e integrate ad attività psicoterapiche, che non sono avulse da ciò che accade nella CT, ma sono piuttosto uno spazio elaborativo di ciò che l’assistito dice o fa, con le sue parole e i suoi comportamenti.

I Colloqui Individuali, con frequenza settimanale, servono all’assistito per imparare a riconoscere la propria distruttività, cause e motivazioni, e per ricostruire e reinterpretare la propria storia di vita.

Le Sedute di Piccolo Gruppo settimanali, una per ogni Squadra, a cui partecipano pazienti operatori e tirocinanti con la presenza di un supervisore interno, hanno varie funzioni:

  • facilitare il processo terapeutico degli assistiti, attraverso la comprensione delle difficoltà relazionali, lavorative ed espressive da essi incontrate durante la settimana;
  • consentire lo scambio di informazioni e opinioni tra gli operatori della Piccola Equipe, che di rado lavorano insieme, dovendosi turnare per dare continuità terapeutica; 
  • sostenere gli operatori, attraverso una supervisione clinica, e formare i tirocinanti.

Il Gruppo Allargato, con frequenza settimanale, ha la funzione di fare emergere e comprendere i vissuti latenti presenti in CT, di reintegrare il gruppo degli assistiti, in un progetto comune di cura, nonché di condividere una cultura terapeutica, fondata su valori quali: la fiducia, il rispetto, la sincerità, il coraggio di stare dalla parte fragile ma vera, piuttosto che dalla parte “forte” ma falsa.                                                                                         

La Terapia con le Famiglie comprende:

  • il colloquio telefonico settimanale, serve per ricevere e dare informazioni e indicazioni ai familiari, per difenderli dai sensi di colpa e per sostenerli nelle separazioni, insite nel processo terapeutico;
  • la seduta familiare, con frequenza bimestrale, ha la funzione di promuovere il cambiamento di ruoli e comportamenti disfunzionali e di aiutare l'assistito a ricostruire la sua storia.

e)  L’Assistenza Psichiatrica. Il direttore sanitario, medico psichiatra, cura la salute psico-fisica degli assistiti e collabora con i Servizi invianti per la gestione della terapia farmacologica.

 

  1. Programma Semiresidenziale

Finalità. Con la conclusione della fase residenziale, che è bene resti entro il tempo massimo di 18 mesi per evitare istituzionalizzazioni, l’assistito si trova ad affrontare un momento difficile, perché lascia l’ambiente protetto della CT, mentre deve confrontarsi con i problemi relativi al reinserimento sociale e lavorativo, spesso difficili per tutti; si è “rimesso in piedi” ma è ancora molto fragile.

Il rientro prematuro nella casa paterna è quasi sempre sconsigliabile, perché ripropone pericolose dinamiche familiari e una identità negativa che, per quanto superate, hanno lasciato il segno.

Per evitare che l’assistito ricada nella malattia, vanificando gli investimenti economici umani e professionali, la Maieusis propone un programma Semiresidenziale con i seguenti obiettivi:

  • verificare e promuovere le capacità di relazione tra pari e l’autonomia degli assistiti: nella gestione di una casa propria, in una attività ergoterapica, nell'uso del territorio e del tempo libero;
  • aiutare gli assistiti a riprogettarsi e a confrontarsi con le proprie aspirazioni: un lavoro esterno, un corso di studi eventualmente interrotto, un rapporto di coppia, ecc.
  • consolidare i risultati raggiunti, evitando pericolose ricadute;
  • tenuto conto dei limiti verificati, aiutare gli assistiti a individuare un progetto realistico di reinserimento sociale (affettivo, lavorativo, abitativo), con eventuale terapia farmacologica e psicologica di mantenimento.

Con la dimissione dalla CT, l’assistito firma un nuovo Patto Terapeutico in cui, preso atto dei risultati ottenuti e delle difficoltà che permangono, chiede di essere aiutato a raggiungere i nuovi obiettivi terapeutici e s’impegna a rispettare le nuove regole del Programma.

Gli elementi fondamentali di tale Programma sono:

a.   Le Case Autogestite

b.  Il Centro Diurno

c.   Il Setting di Rete

a.  Le Case Autogestite.  Il Programma Semiresidenziale, come da anni sperimentato in accordo con i Servizi invianti, prevede che l’assistito vada a vivere in una casa propria, da lui presa in affitto insieme ad altri 4 compagni di percorso, per dividere le spese, aiutarsi a vicenda e attenuare le ansie della separazione dalla CT.   La casa è autogestita dagli stessi assistiti, i quali versano in un fondo cassa 650 euro al mese, con cui provvedono a tutte le spese non sanitarie: vitto, alloggio, utenze varie, spese personali. 

Vivendo in casa propria, piuttosto che in famiglia o in un’istituzione dove molte responsabilità sarebbero delegate a genitori o sanitari, l’assistito può adesso confrontarsi con le proprie difficoltà, essere aiutato a superarle e gradualmente assumersi la responsabilità della sua vita.  Ora egli non è più accudito e protetto come in CT, perché deve imparare a controllarsi, a preoccuparsi dei fattori di rischio personali, a sopportare le frustrazioni, a ricercare le soluzioni ai problemi pratici e psicologici, a ritrovare la motivazione dopo le inevitabili sconfitte, ridimensionando paure e aspirazioni e sviluppando la capacità di chiedere aiuto in caso di bisogno.  

b.  Il Centro Diurno.  Gli assistiti frequentano il Centro Diurno, ore 9,30 - 17,30, dove svolgono:

  • Laboratorio di Mosaico avente regole e orari simili a quelli di un ambiente di lavoro, onde verificare e promuovere capacità di applicazione e di tenuta degli assistiti, prima di aiutarli a misurarsi con un lavoro esterno alla struttura o con una eventuale ripresa degli studi.
  • Colloquio individuale settimanale (oltre i vari colloqui di sostegno al bisogno).
  • Gruppo terapeutico settimanale con supervisione equipe.
  • Consulenza psichiatrica.
  • Colloqui telefonici e terapia con i familiari, per sostenere gli assistiti nello svincolo e nel rapporto con i fratelli.
  • Assemblea settimanale, dove gli assistiti si confrontano sui problemi relativi al lavoro e al reinserimento sociale e dove organizzano le attività della Rete, in particolare le Domeniche e le Serate Autogestite.
  • Attività sportiva: allenamento e attività agonistica (pallavolo o calcetto) il sabato pomeriggio.

c.  Il Setting di Rete. Con la riduzione dell’assistenza, diventa importante che gli assistiti, compagni di percorso, sviluppino tra loro una Rete di relazioni sulla quale poter contare durante la settimana, per i loro bisogni di compagnia e di reciproco sostegno, come fa ognuno di noi con la propria cerchia di amici.

Il gruppo dei pari diventa ora uno strumento importante per operare uno svincolo da legami familiari regressivi, consolidati durante la malattia, e un trampolino di lancio per lo sviluppo di una propria identità. 

Gli assistiti sono inseriti in un Setting a maglie larghe, che si estende sul territorio, sì da creare uno spazio di decompressione, intermedio tra la CT e la più ampia realtà sociale.

Essi sono aiutati  a verificare e sviluppare le proprie capacità di autonomia:

  • nell’autogestione della casa (pulizie, lavatrici, cucina, spesa, etc);
  • nel contesto sociale (acquisti, relazioni, uso del danaro e della banca, di mezzi di trasporto personali o pubblici, del medico di base, etc.); 
  • nella gestione del tempo libero (domeniche, vacanze, amicizie, etc)    
  • in attività ergoterapica, presso il Centro Diurno.

Poiché il Programma prevede una sempre maggiore autonomia e responsabilità, gli assistiti sono esposti a paure, frustrazioni e sconfitte, per le quali sono spesso tentati di regredire nella malattia; pertanto è necessario conservare spazi di elaborazione dei problemi psichici che spesso riemergono.


La separazione dalla CT e il confronto con la realtà li portano ad affrontare importanti tematiche depressive, quali: la rabbia per l'abbandono; la paura delle responsabilità; la rinuncia ai vantaggi secondari della malattia (come il potere di colpevolizzare, ricattare e pretendere risarcimenti); la delusione dei risultati raggiunti; il dolore per il tempo perduto nella malattia.

 

4.   Programma di  Dimissione

L’ultima fase ha come obiettivi una buona dimissione.

Il percorso terapeutico può ovviamente interrompersi in qualsiasi momento per molte ragioni, legate a paure e resistenze dell’assistito o dei familiari o a interruzioni del finanziamento pubblico.

In caso di dimissione programmata, l’assistito è aiutato a preparare un Auto-attestato, in cui fa un bilancio della sua esperienza comunitaria:

  • evidenzia i miglioramenti ottenuti, mettendo a confronto le difficoltà all’ingresso in CT con quelle attuali;
  • chiarisce i punti di forza e le fragilità che permangono, delle quali dovrà tenere conto in futuro;
  • ricostruisce la sua biografia, senza omissis. 

La dimissione prevede una graduale restituzione del mandato a suo tempo dato alla Comunità; si intensificano i rapporti con il Servizio e con i familiari, per valutare le opportunità concrete ed esaminare un reinserimento sociale, auspicabile ma soprattutto possibile.

Gli assistiti, dopo aver verificato limiti e capacità, sono ora aiutati a individuare un progetto realistico di reinserimento sociale, con nuovi riferimenti affettivi, abitativi e lavorativi.

Con la conclusione della terapia, essi potrebbero avere bisogno, come molte persone "normali", di una Terapia di mantenimento, farmacologica e psicologica, onde evitare pericolose ricadute e consolidare il grado di autonomia raggiunto.

Il Programma di Sostegno. A coloro che scelgono di continuare ad abitare sul territorio, la Comunità offre il supporto di una Terapia di Rete con Assistenza personalizzata e la possibilità di frequentare il laboratorio di mosaico, che si trova a Capena.